• Dott. Giorgio Toni

Educazione e sport – Benessere fisico e psicologico

I vantaggi dell’attività sportiva sono noti a tutti.

Lo sport fa bene al nostro fisico perché ci rende più forti ed in salute, ma tanti sono i benefici anche sulla nostra mente. Se questo vale per noi adulti, ancora più valido sarà per bambini e ragazzi in crescita.

L’esercizio fisico produce infatti stimoli più allenanti nelle “fasi sensibili” dai 6 ai 15 anni (Martin 1982), fasi in cui sarà più facile imparare quelle capacità motorie che saranno di grande importanza nella vita adulta.


Le capacità coordinative (come equilibrio, ritmo, orientamento spaziale, controllo motorio) sono più agevoli da apprendere in età infantile, mentre l’età post puberale rappresenta l’inizio per un buon apprendimento delle capacità organico muscolari.

Iniziare uno sport in tenerà età può quindi solo avere vantaggi dal punto di vista fisico, aiutando il bambino a migliorare la propria coordinazione, mobilità articolare, forza, rapidità e resistenza.

I benefici non si limitano allo sviluppo motorio: lo sport infatti è socializzazione, disciplina, impegno.

Ogni sport trasmette valori che aiutano lo sviluppo psicologico-comportamentale del bambino e del ragazzo: l’importanza dello sforzo per raggiungere un obiettivo, l’educazione e il rispetto delle autorità (nelle figure dell’allenatore e degli arbitri) e degli avversari, l’accettazione della sconfitta e l’umiltà nella vittoria.


Lo spirito di sacrificio e la fiducia nei compagni sono aspetti fondamentali in ogni sport di squadra; l’ordine e il rispetto delle regole punti focali degli sport individuali.

Non si può sbagliare quindi: che si tratti di nuoto o di karate, basket o pallavolo, ogni disciplina darà importanti insegnamenti che, se recepiti e imparati dai giovani, non potranno che farne adulti migliori.

Da considerare anche un altro aspetto fondamentale: l’attività sportiva è una alternativa alla sedentarietà, sempre più presente nella vita dei bambini e dei ragazzi di oggi che, dopo ore seduti sui banchi di scuola, tornano a casa per stare ancora una volta seduti alla scrivania a studiare, o accasciati sul divano a giocare ai videogiochi. Fornire loro lo svago dell’attività fisica almeno due o tre volte a settimana non può che essere per loro una benefica distrazione.

Ma forse il motivo più importante per cui un bambino dovrebbe prendere in mano un pallone o una racchetta, indossare una divisa o un paio di pattini, salire in sella a una bicicletta o tuffarsi in una piscina, è che a quella età lo sport è emozione, scoperta, gioco.

Un bambino che fa sport si diverte, ed ogni nuova esperienza sarà una gioia da condividere con i propri compagni, con il proprio istruttore, con i propri genitori. Perché lo sport può essere anche un punto di incontro, un modo per condividere qualcosa con i propri figli, senza proiettare su di loro aspettative e frustrazioni, ma lasciandoli liberi di giocare in spensieratezza. Solo se se lo sport sarà per loro motivo di divertimento potrà diventare una passione; ed una passione è qualcosa che potranno portare con loro anche quando cresceranno, continuando a giocare e a divertirsi, o anche solo come tifosi. Perché no, potrebbe anche diventare la loro professione: non per forza come atleti, ma anche come istruttori, arbitri, dirigenti. La passione che hanno coltivato da piccoli potrebbe essere modo per loro di fare nuove amicizie, o di mantenere quelle create sui campi da gioco fin da piccini.


Magari invece resterà solo un piccola parentesi nella loro infanzia o adolescenza, ma quel periodo di gioco, di regole, di valori, avrà lasciato in loro importanti insegnamenti e bellissimi ricordi che porteranno sempre con loro.


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